Document Freedom Day: la rivoluzione degli standard aperti

Oggi si celebra una delle più importanti battaglie per l’innovazione delle imprese, della pubblica amministrazione e del mercato: la battaglia per gli standard (formati) aperti.

Standard aperti significano efficienza, accessibilità, interoperabilità e libero mercato. Standardizzare i dati (per genere ovviamente), e in modo aperto e trasparente, significa garantire per sempre l’accesso alle nostre informazioni a prescindere dalle piattaforme software (libertà di scelta e di cambiamento), significa semplificare lo scambio delle informazioni (quindi ad esempio le collaborazioni) con terzi, significa amministrazioni pubbliche trasparenti ed efficienti, significa imprese con strutture più flessibili e molto altro ancora. Su uno standard aperto (interfacce comuni, interoperabili) puoi costruire un sano e libero mercato.

dove-docufreedomNel campo in cui opero, quello della progettazione industriale, c’è ad esempio un urgente bisogno di formati digitali aperti. Tutto il settore a cui rivolgo i miei servizi è vittima del vendor lock-in, ovvero di quella pratica per cui l’impresa rimane incatenata a un fornitore di software a vita, in quanto a tale software corrisponde un formato file proprietario che non può essere aperto o manipolato da altri software concorrenti (o che può esserlo a patto che il software concorrente paghi pesanti royalties, vedi ad esempio AutoCAD e l’accesso al relativo formato DWG). Spesso il formato proprietario è perfino incompatibile rispetto a sé stesso: i file creati dalle versioni più recenti di un software non possono essere aperti dalle versioni precedenti dello stesso software, quindi l’utente (impresa, amministrazione o privato), oltre a non poter contrattare un prezzo di partenza equo, è pure costretto a forzati (e costosi) aggiornamenti.

L’archivio digitale di progetti di una grossa azienda siderurgica (per fare un esempio) corrisponde al suo know-how, è possibile che esso sia vincolato in eterno ad una partnership con un’azienda esterna? E se questa fallisce o viene venduta? Senza quel software i progetti non sono accessibili. È buffo, ma il vecchio metodo dell’archiviazione cartacea o a microfilm risulta dare maggiori garanzie in tal senso. Neanche pensare poi al fatto che l’ufficio acquisti possa contrattare il prezzo, l’interlocutore è unico e siamo al “prendere o lasciare”.

Se nello scorso secolo lo scopo era digitalizzare purché sia (perché in fondo non c’era tanta scelta), in questo secolo, col senno di poi, lo scopo deve essere mettere ordine e standardizzare.

L’evento Document Freedom Day ogni anno fa un’importante opera di diffusione culturale, rilancia interessanti spunti di discussione e segnala criticità, vi invito dunque a prendere coscienza e visitare il sito ufficiale.

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