La non lieve differenza tra Maker e Artigiani Digitali

Lo so, quando c’è un forte trend che impazza per la nazione, la tentazione di cavalcarlo “scavalcando” la semantica è forte; c’è crisi e siamo tutti più audaci, ma non resisto e sento il bisogno di puntualizzare, abbiate pazienza 😉

Già da parecchi anni ho il piede in due staffe: sono sia artigiano nella mia professione di Disegnatore Meccanico, che “Open Source Evangelist” a gratis nel dopo-lavoro, quindi credo di poter affrontare la distinzione in oggetto con un po’ di cognizione di causa. A riprova della mia buona fede, a Marzo scorso, durante un incontro a tema con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confartigianato Pordenone, feci un intervento (qui se volete potete scaricarne le slide: Movimento Maker e Artigiani) che sottolineava la notevole vicinanza tra il movimento dei Maker e la cultura artigiana, invitando i presenti ad una stimolante contaminazione culturale.

Dunque qual è il punto?

Per aiutarmi rispolvero una puntuale distinzione che fece Andrea Danielli in bel post pubblicato a Maggio scorso su Che Futuro! dal titolo “Perché solo un coordinamento tra maker, artigiani e inventori può far grande la nuova manifattura italiana“:

Makers: credono nella condivisione della conoscenza, usano le tecnologie di personal fabrication per auto produrre o riparare ciò che gli serve; non ambiscono a vendere i loro prodotti.
Artigiani Digitali: il possesso di competenze “segrete” è all’origine del loro successo professionale: difficile che le condividano; allo stesso tempo, risolvono sempre più spesso problemi in maniera collaborativa; si servono degli strumenti di personal fabrication per aggiornare i loro prodotti e creare pezzi sempre migliori.

Mi ritrovo abbastanza in queste due definizioni, con la sola differenza che non credo sia così tassativo che i Maker non ambiscano a fare business. In gran parte vengono dalla cultura del fai-da-te nella sua accezione americana, il famoso D.I.Y. (Do It Yourself), quindi si applicano soprattutto per passione e divertimento, ma con l’emergere di efficaci modelli di business Open Source e l’ampia disponibilità di collaudati portali di crowdfunding (una modalità di finanziamento dal basso molto in sintonia con l’organizzazione “orizzontale” delle comunità digitali), li vediamo sempre più spesso trasformarsi in promettenti startup.

Dunque, confermando l’attitudine di entrambe le categorie ad abbracciare le nuove tecnologie (stampa 3D, taglio laser ed altri strumenti di personal fabrication) ecco la distinzione che mi sento di fare:

  • i Maker scelgono un modello di sviluppo economico Open Source, che può essere rappresentato abbastanza bene dalla definizione di Sharing Economy;
  • gli Artigiani Digitali invece, con la propensione a collaborare fra simili (il famoso “fare rete”), sono più propensi a scegliere un modello Shared Source.

Posso darvi un ottimo esempio di Shared Source proprio nel campo degli strumenti di progettazione C.A.D. citando la Open Design Alliance, sostanzialmente un consorzio di aziende produttrici di software che ha deciso di provare a rompere il monopolio di Autodesk ed ha avviato uno sviluppo condiviso di tecnologie. Una delle azioni più importanti di questo consorzio è stata quella di pubblicare le specifiche tecniche del formato DWG ottenute con il reverse engineering, guadagnandosi una bella causa da parte di Autodesk per l’uso del marchio registrato “DWG”; causa che alla fine Autodesk ha perso e che ha decretato la libertà di tutti produttori di utilizzare il formato file DWG (che però non vuol dire automaticamente creare file compatibili).

Tornando al discorso principale, rimarcando questa differenza io non voglio minimamente togliere dignità ad alcuna categoria. Pur essendo un evangelista della cultura Open Source, sono consapevole del fatto che non è ancora applicabile efficacemente a tutti i contesti, in particolar modo ad un’impresa artigiana avviata e che ha già accumulato un certo know-how: non avrebbe alcun vantaggio a “regalare” la sua conoscenza, almeno non senza una buona strategia. È qui che entrano in gioco i Maker che, oltre ad innovare le tecnologie, fanno anche da tester per nuovi modelli di business, aiutando le professioni “tradizionali” a capire quali nuove strade siano percorribili.

Per ora dunque le due figure sono ben distinte (pur strizzandosi spesso l’occhio a vicenda), ma come evolveranno nel prossimo futuro è tutto da scoprire 🙂

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